Nell’articolo precedente, pubblicato in questo blog, sulla Direttiva ATEX 2014/34/UE , abbiamo visto il significato delle prime informazioni riportate nella stringa di marcatura.

Vediamo ora il significato delle altre informazioni in essa contenute e che devono essere sempre presenti.

Esempio di marcatura:

 II 2G Ex pxb IIB T6 Gb

 II 2D Ex pxb IIB T85°C Db

La prima informazione che segue la categoria dell’apparecchio fa riferimento al modo di protezione (nella marcatura di esempio “Ex pxb”): queste informazioni indicano le misure specifiche che sono state applicate per evitare che l’apparecchio possa innescare l’atmosfera esplosiva che lo circonda. La dicitura prevede che ci sia sempre la “Ex” seguita da diverse lettere; le prime di queste definiscono il modo di protezione. La normativa prevede diversi modi di protezione applicabili. Qui di seguito vediamo tutti i modi possibili:

  • “d” involucri a prova di esplosione;
  • “e” sicurezza aumentata
  • “i” sicurezza intrinseca
  • “m” incapsulamento
  • “n” differenti modi di protezioni applicabili ad alcune apparecchiature specifiche
  • “o” immersione in olio
  • “op” protezione delle radiazioni ottiche
  • “p” pressurizzazione
  • “q” riempimento pulverulento
  • “s” protezione speciale
  • “t” tenuta alla polvere
  • “h” protezione non elettrica

Nella stringa di esempio il modo di protezione indicato è quello a pressurizzazione.Subito dopo il modo di protezione è riportato il simbolo del gruppo del gas o delle polveri che generano l’atmosfera esplosiva all’interno della quale può essere utilizzato l’apparecchio:

Le lettere che nella stringa di marcatura seguono quelle qui sopra riportate, definiscono il livello di protezione dell’apparecchio; la codifica è definita dalla norma relativa allo specifico modo di protezione.

  • IIA: ad esempio acetone, alcool etilico, ammoniaca, benzina, gas naturale, solventi in generale
  • IIB: ad esempio acetaldeide, ciclopropano, etere etilico, etilene;
  • IIC: ad esempio acetilene, idrogeno, solfuro di carbonio
  • IIIA: particelle solide combustibili (dimensioni nominali superiori a 500 mm)
  • IIIB: polveri non conduttive (dimensioni nominali inferiori o uguali a 500 mm e resistività elettrica superiore a 103 Wm)
  • IIIC: polveri conduttive (dimensioni nominali inferiori o uguali a 500 mm e resistività elettrica inferiore o uguale a 103 Wm)

Le sostanze che generano le atmosfere esplosive sono tanto più critiche quanto più ci si sposta dalla lettera A alla lettera C. Gli apparecchi realizzati per lavorare con sostanze più critiche possono essere impiegati anche con sostanze che lo sono meno, ad esempio un apparecchio marcato IIC può essere utilizzato in atmosfere esplosive generate da qualsiasi tipo di gas o vapore, oppure un apparecchio marcato IIIB può essere usato anche in atmosfere esplosive generate da particelle solide combustibili. Nella stringa di marcatura segue poi l’indicazione della massima temperatura superficiale che può essere raggiunta dall’apparecchiatura nel suo punto più caldo.

Per le apparecchiature destinate ad atmosfere esplosive generate da gas e vapori, questa informazione viene indicata dalla lettera “T” seguita da un numero compreso tra 1 e 6, indicante la classe di temperatura. La temperatura corrispondente alla specifica classe è indicata in tabella.

Classe di temperaturaMassima temperatura superficiale
1 450°C
2 300°C
3 200°C
4 135°C
5 100°C
6 85°C

Per le apparecchiature destinate ad atmosfere esplosive generate da polveri invece, viene indicata a lettera “T” seguita dalla massima temperatura superficiale raggiunta dall’apparecchiatura. Come ultima informazione viene riportato il livello di protezione dell’apparecchiatura (EPL).

Questo definisce la sua probabilità di diventare una sorgente di accensione. La codifica prevede sempre due lettere: la prima, scritta in stampatello maiuscolo, può essere una “G” se l’apparecchio è destinato a lavorare in atmosfere esplosive generate da gas, vapori o nebbie, oppure una “D” se l’atmosfera esplosiva è costituita da polveri.

La seconda lettera invece, definisce fino a che tipo di zona l’apparecchio può essere utilizzato: “a” fino alle zone 0 e 20, “b” fino alle zone 1 e 21, “c” solo per zone 2 e 22.

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