Esiste un limite massimo di rumorosità dei macchinari?

La direttiva macchine non stabilisce un limite massimo di rumorosità dei macchinari industriali, a tale proposito, la guida all’applicazione della direttiva 2006/42/CE(1) indica:

229 […] È importante fare una distinzione fra l’esposizione delle persone al rumore e l’emissione del rumore da parte della macchina.  L’emissione del rumore da parte della macchina, misurata secondo condizioni prestabilite, è una proprietà intrinseca della macchina. L’esposizione delle persone al rumore prodotto dalla macchina dipende da fattori quali l’installazione della macchina, le condizioni d’uso della stessa, le caratteristiche del posto di lavoro (come, ad esempio, la fonoassorbenza, la dissipazione del rumore, la riflessione del rumore), l’emissione acustica proveniente da altre foni (come, ad esempio, da altre macchine), la posizione delle persone rispetto alla fonte di rumore, la durata dell’esposizione e l’uso di dispositivi di protezione personale (otoprotettori). Il fabbricante della macchina è responsabile dei rischi provocati dalla sua macchina in ragione del rumore prodotto.

[…] La direttiva macchine non fissa limiti riguardo alle emissioni acustiche, ma impone ai fabbricanti di ridurre il rischio dovuto all’emissione di rumore al livello minimo, tenuto conto del progresso tecnico e della possibilità di disporre di mezzi atti a contenere il rumore.

Le uniche macchine e attrezzature soggette a limiti di emissione acustica sono quelle contemplate all’articolo 12 della direttiva 2000/14/CE (rettificata), tra cui, per esempio, martelli demolitori tenuti a mano, argani da cantiere (azionati da motore a combustione interna), motocompressori (< 350 kW), ecc.

Le macchine devono comunque essere costruite in modo da ridurre il più possibile la loro emissione acustica; a tale proposito, sono sicuramente utili le indicazioni contenute nelle norme UNI EN ISO 11688-1:2009 e UNI EN ISO 11688-2:2002, che forniscono suggerimenti pratici per la progettazione di macchine e apparecchiature a bassa emissione di rumore.

Il valore del livello di rumore aereo prodotto dalla macchina e dichiarato dal costruttore non può essere utilizzato direttamente per stabilire l’esposizione degli operatori; la valutazione del rischio rumore in ambiente lavorativo deve essere effettuata secondo la legislazione in materia in vigore nel luogo di utilizzo delle macchine, in Italia il capo II del D.Lgs. 81/2008 (che attua quanto prescritto dalla direttiva 2003/10/CE).

Le misure da attuare per la protezione degli operatori sono funzione dell’esposizione quotidiana del lavoratore, che dipende da molteplici fattori, tra cui:

  • l’effettiva modalità di utilizzo delle macchine — per esempio, la tipologia di utensili e di materiale, i cicli di lavoro, ecc. — e delle altre sorgenti di rumore;
  • la presenza di sorgenti di rumore attive contemporaneamente che contribuiscono al livello di rumorosità presente nell’ambiente;
  • le caratteristiche dell’ambiente, per esempio le sue dimensioni, le superfici riflettenti presenti, ecc.;
  • il tempo di permanenza degli operatori in ogni postazione di lavoro.

Non è quindi possibile fare nessun tipo di correlazione a priori tra la rumorosità emessa da una singola macchina e l’esposizione dei lavoratori al rischio rumore.

Indicazioni utili per la riduzione del livello di rumore a cui sono esposti i lavoratori possono essere trovate anche nelle norme UNI EN ISO 11690-1:1998, UNI EN ISO 11690-2:1999 e UNI EN ISO 11690-3:2000, che forniscono raccomandazioni pratiche per la progettazione di ambienti di lavoro a basso livello di rumore contenenti macchinario.

(1) Guida all’applicazione della direttiva “macchine” 2006/42/CE, 2a edizione, giugno 2010, Commissione Europea Imprese e Industria.

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