In rete si leggono spesso titoli ad effetto quali “La marcatura CE scade”, “Attenzione! La marcatura CE non dura all’infinito”, “La marcatura CE non dura per sempre e ha bisogno di essere revisionata dopo 10 anni”: SONO SCIOCCHEZZE derivanti da errate, e PERICOLOSE, interpretazioni del seguente passo della Direttiva Macchine 2006/42/CE:

“Il fascicolo tecnico di cui al punto 1 deve essere messo a disposizione delle autorità competenti degli Stati membri per almeno 10 anni a de­correre dalla data di fabbricazione della macchina o dell'ultima unità prodotta nel caso di fabbricazione in serie.”

La marcatura CE è l’atto formale con il quale il fabbricante di una macchina — o più in generale di un prodotto che rientra nel campo di applicazione di una direttiva o di un regolamento che prevede la marcatura CE — rende evidente che la stessa è conforme ai requisiti delle direttive applicabili.

La documentazione, tra cui il fascicolo tecnico che contiene la dichiarazione di conformità, deve quindi essere disponibile per 10 anni, NON dopo 10 anni perde di validità.

Cosa significherebbe nella realtà la perdita di validità della marcatura CE dopo 10 anni per un’azienda?

Il proprietario delle macchine, cestinate le dichiarazioni di conformità in suo possesso, dovrebbe procedere alla marcatura CE di tutte le macchine, a proprio nome.
Questa procedura comporta l’assunzione diretta delle responsabilità del fabbricante, togliendole all’originario fabbricante, che le aveva in carico in quanto progettista e costruttore della macchina.
Marcare CE una macchina vecchia, nel 2020, vuole dire dichiarare che la macchina è conforme a tutte le direttive applicabili in corso di validità nel 2020.
Questo è un processo estremamente complesso ed economicamente oneroso, se non praticamente impossibile a volte, ad esempio perché alcuni componenti originari della macchina non rispettano le norme attuali.
Ma significa anche, per il proprietario delle macchine, assumersi la responsabilità di calcoli e progetti che non ha fatto e non conosce.
Inoltre, una volta buttate le dichiarazioni di conformità “scadute”, il datore di lavoro NON potrà più mettere a disposizione dei propri lavoratori le macchine, né venderle.

La responsabilità del fabbricante della macchina è di fare in modo che questa sia conforme ai requisiti legislativi applicabili al momento della sua immissione sul mercato o della sua messa in servizio.

Sarà poi invece compito, e responsabilità, dell’utilizzatore della macchina mantenere in efficienza ed aggiornare, in funzione dell’evoluzione dello stato dell’arte, le misure di sicurezza adottate sulla macchina.

È poi chiarito, sia dalle linee guida dell’Unione Europea che dalle disposizioni legislative vigenti in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, che gli interventi effettuati sulle macchine dall’utilizzatore per migliorare le misure di sicurezza e/o per aggiornarle allo stato dell’arte in materia non richiedono una nuova marcatura CE della macchina.

Quindi la marcatura CE NON “scade”, come purtroppo ogni tanto capita di leggere.

Non bisogna fare confusione tra il periodo di dieci anni per cui è obbligatorio conservare il fascicolo tecnico della macchina e la validità della marcatura CE.

La marcatura CE rimane valida finché la macchina non è soggetta ad interventi che introducono nuovi rischi non presenti all’origine oppure incrementano i livelli di rischio presenti sulla macchina.

Il processo di marcatura CE di una macchina è complesso e richiede informazioni che normalmente sono in possesso solamente del fabbricante originale della macchina; ad esempio, come si può verificare che la resistenza strutturale degli elementi della macchina sia sufficiente ad assicurare che non avvengano rotture che possono causare pericoli per le persone se non si hanno a disposizione i relativi calcoli di dimensionamento? È quindi difficile che un utilizzatore possa marcare CE una macchina, se non eseguendo una serie di verifiche e indagini normalmente lunghe e difficoltose, se non addirittura, in certi casi, impossibili da eseguire.

Tra l’altro è assolutamente sconsigliato per un fabbricante disfarsi del fascicolo tecnico di una macchina trascorsi dieci anni dalla sua fabbricazione; infatti il fabbricante è chiamato a rispondere di problemi causati dalla sua macchina anche dopo dieci anni, ma in mancanza del fascicolo tecnico sarà più difficile per lui difendersi e portare giustificazioni sulle misure di sicurezza da lui adottate per rispettare i requisiti della direttiva.

Ing. Ernesto Cappelletti

Rappresentante Federmacchine in ambito UNI relativamente agli aspetti normativi meccanici

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3 thoughts on “Perché la marcatura CE NON scade”

  1. Danilo MORO

    Integrazione alle furvianti interpretazioni disponibili ora in rete mas che a mio modo di vedere richiederebbe un’ulteriore integrazione. E’ si vero che se introduco nella macchina degli interventi “migliorativi che non richiedono la nuova certificazione CE non devo appunto ricertificare la macchina ma gli interventi oggetto del revamping devono essere inseriti nella manualistica che deve “fotografare” la macchina in modo cristallino.
    questo a far si che nel caso di prox intervento, chi interverrà sia informato sullo stato reale della macchina e questo è soprattutto necessario per le parti “nascoste”.
    cordialmente
    Danilo MORO
    DANIELI & C.

    1. quadrasrl

      Buongiorno Sig.Moro
      Il commento è pertinente, tutta la documentazione della macchina – schemi dei circuiti di comando, manuale di istruzioni, ecc. – devono essere aggiornati a seguito di interventi di modifica in modo da rispecchiare sempre lo stato reale della macchina.

      Saluti
      Ernesto

  2. SIMONE ZERNERI

    UTILE RAGGRUPPARE LE NORME UNI, EN, ISO, CEI SULLE MACCHINE
    IN CINQUE O PIU’ GRUPPI E RELATIVA ESCLUSIVA COMPETENZA
    1) DI PRIMO LIVELLO: PROGETTAZIONE E PRODUZIONE DI UN MACCHINARIO E COLLAUDO DI LABORATORIO (RES EU; RES RESTO DEL MONDO, INCLUSA SICUREZZA, RUMORE, ERGONOMIA, QUALITA’, AMBIENTE, IMPATTO ACUSTICO);
    2) DI SECONDO LIVELLO: INSTALLAZIONE E COLLAUDO DI UN MACCHINARIO IN AMBIENTE REALE (INTEGRATO DA NORMATIVA ANTISISMICA COME ANCORAGGI ANTISISMICI DI MACCHINARI…..OLTRE A QUELLA INFORTUNISTICA, AMBIENTALE)
    3) DI TERZO LIVELLO: UTILIZZATORE ORDINARI, COMUNI; MANODOPERA GENERICA; ORIENTATO ALLA PROTEZIONE PASSIVA ED ATTIVA; DPI IDONEI COME PRESTAZIONE FUNZIONALE ED INFORTUNISTICA; REQUISITI QUALITA’ ED AMBIENTE.
    4) DI QUARTO LIVELLO: UTILIZZATORI SPECIALIZZATI, MANODOPERA QUALIFICATA; ORIENTATA SEMPRE ALLA PROTEZIONE ATTIVA E PASSIVA MA CON LIVELLO DI PRODUTTIVITA’ O INTEGRAZIONE CON IL SISTEMA MACCHINA PIU’ SPINTO (FINO AL CONFINE CON IL RITMO DEI ROBOT);
    5) DI QUINTO LIVELLO: DI NATURA TECNICO MANAGERIALE DIRETTA: CICLO DI VITA DEL MACCHINARIO DISTINGUENDO IN MANUTENZIONI ORDINARIE (RIPARAZIONI, INCLUSI MIGLIORAMENTI, ADATTAMENTI, RIATTREZZAGGI CON ACCESSORI RICONOSCIUTI DAL PROGETTISTA) RISPETTO A MODIFICHE STRAORDINARIE (SOSTANZIALI, REQUISITI DELLA PRODUZIONE; RICERTIFICAZIONE E/O PERIZIA TECNICA);
    6) SESTO LIVELLO: DI NATURA TECNICO MANAGERIALE INDIRETTA: ADEGUAMENTO AL GRADO DI EVOLUZIONE DELLA TECNICA CHE HA IMPATTO SUL CICLO DI VITA DELLA MACCHINA (ES. MODIFICA NORME UNI, EN, ISO, CEI); AUTOMAZIONE SPINTA; ROBOTIZZAZIONE CON SOSTITUZIONE DEGLI ESSERI UMANI.

    QUANDO SOPRA PERMETTE ANCHE DI VALUTARE I RISCHI TENENDO CONTO DELLE NORME UNI ETC, MA ALMENO DISTINGUENDO LE COMPETENZE E LE RELATIVE RESPONSABILITA’. IN PRIMIS FIN DOVE OPERANO MANUTENTORI ESTERNI VS OFFICINE SPECIALIZZATE E RETE DI ASSISTENZA POST VENDITA DEL MACCHINARIO

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