La direttiva ATEX 2014/34/UE è la direttiva di prodotto che riguarda gli apparecchi che sono destinati a lavorare in atmosfera potenzialmente esplosiva.
Queste atmosfere possono essere generate sia da gas, vapori e nebbie infiammabili che da polveri combustibili. Avendo tali apparecchi questa destinazione d’uso, devono essere progettati e fabbricati in modo da non presentare sorgenti di innesco che siano in grado di accendere tali atmosfere.
Come per altre direttive di prodotto, anche per la direttiva ATEX , esistono delle Linee Guida per aiutare nell’applicazione della direttiva stessa
E’ importante ricordare che le Linee Guida sono pensate come un manuale, rivolto a tutti coloro che devono interfacciarsi con la direttiva ATEX.
Le Linee Guida alla direttiva ATEX 2014/34/UE ATEX chiariscono quindi alcuni aspetti della direttiva ATEX e devono essere utilizzate, oltre che con la direttiva, insieme al documento “Guida Blu all’attuazione della normativa UE sui prodotti”.
La nuova edizione delle linee guida alla direttiva ATEX, pubblicata a maggio 2020, presenta alcune modifiche, che troverai illustrate qui sotto, rispetto alla seconda edizione precedente.
Questa terza edizione include gli accordi che sono stati raggiunti durante gli incontri del gruppo di lavoro ATEX che si sono tenuti tra il 2018 e il 2019.
Le modifiche principali riguardano i seguenti aspetti:
precisazioni circa l’obbligo per i fabbricanti di fornire alcuni documenti su supporto cartaceo (ad esempio la dichiarazione di conformità UE) e la possibilità di fornirne degli altri in formato elettronico (ad esempio istruzioni non relative alla sicurezza);
aggiunta di un ulteriore esempio chiarificatore relativo alla procedura di certificazione per apparecchi di categoria 2 e 3;
aggiunta la possibilità di marcare un componente Ex con la specifica marcatura prevista dal modo di protezione;
aggiunta di precisazioni circa l’applicazione della direttiva ATEX insieme alla direttiva PED (2014/68/UE) e alla direttiva serbatoi semplici a pressione (SPVD).
Ogni informazione contenuta nella marcatura ATEX ha un significato ben preciso.
In questo articolo vogliamo spiegarti qual è il significato delle informazioni contenute all’interno della stringa di marcatura ATEX al fine di non commettere errori nella scelta di un apparecchio acquistato in commercio o nel marcare ATEX un apparecchio che produci.
ATEX: significato
Il termine ATEX è l’acronimo di ATmosfere EXplosives e si riferisce alla direttiva 2014/34/UE ovvero la direttiva di prodotto che riguarda gli apparecchi che sono destinati a lavorare in atmosfera potenzialmente esplosiva. Per questi apparecchi è prevista una classificazione che si basa su diversi fattori.
Le atmosfere esplosive infatti possono essere generate sia da gas, vapori e nebbie infiammabili che da polveri combustibili. Avendo tali apparecchi la destinazione d’uso di andare in atmosfera esplosiva, devono essere progettati e fabbricati in modo da non presentare sorgenti di innesco che siano in grado di accendere tali atmosfere.
Nell’articolo precedente sulla direttiva ATEX, pubblicato in questo blog, abbiamo visto il significato delle prime informazioni riportate nella stringa di marcatura.
Vediamo ora il significato delle altre informazioni in essa contenute e che devono essere sempre presenti.
Marcatura ATEX: esempio
Un esempio di marcatura ATEX è:
Leggere la marcatura ATEX
La prima informazione, che segue la categoria dell’apparecchio, fa riferimento al modo di protezione (nella marcatura di esempio “Ex pxb”); queste informazioni indicano le misure specifiche che sono state applicate per evitare che l’apparecchio possa innescare l’atmosfera esplosiva che lo circonda.
La dicitura prevede che ci sia sempre la “Ex” seguita da diverse lettere; le prime di queste definiscono il modo di protezione.
I modi di protezione ATEX
La normativa prevede diversi modi di protezione applicabili. Qui di seguito vediamo tutti i modi possibili:
“d” involucri a prova di esplosione;
“e” sicurezza aumentata
“i” sicurezza intrinseca
“m” incapsulamento
“n” differenti modi di protezioni applicabili ad alcune apparecchiature specifiche
“o” immersione in olio
“op” protezione delle radiazioni ottiche
“p” pressurizzazione
“q” riempimento pulverulento
“s” protezione speciale
“t” tenuta alla polvere
“h” protezione non elettrica
Nella stringa di esempio il modo di protezione indicato è quello a pressurizzazione.
Le lettere che nella stringa di marcatura seguono quelle qui sopra riportate, definiscono il livello di protezione dell’apparecchio; la codifica è definita dalla norma relativa allo specifico modo di protezione.
Codifica ATEX – Gruppi di gas e polveri
Subito dopo il modo di protezione è riportato il simbolo del gruppo del gas o delle polveri che generano l’atmosfera esplosiva all’interno della quale può essere utilizzato l’apparecchio:
IIA: ad esempio acetone, alcool etilico, ammoniaca, benzina, gas naturale, solventi in generale
IIB: ad esempio acetaldeide, ciclopropano, etere etilico, etilene;
IIC: ad esempio acetilene, idrogeno, solfuro di carbonio
IIIA: particelle solide combustibili (dimensioni nominali superiori a 500 mm)
IIIB: polveri non conduttive (dimensioni nominali inferiori o uguali a 500 mm e resistività elettrica superiore a 103 Wm)
IIIC: polveri conduttive (dimensioni nominali inferiori o uguali a 500 mm e resistività elettrica inferiore o uguale a 103 Wm)
Le sostanze che generano le atmosfere esplosive sono tanto più critiche quanto più ci si sposta dalla lettera A alla lettera C. Gli apparecchi realizzati per lavorare con sostanze più critiche possono essere impiegati anche con sostanze che lo sono meno, ad esempio un apparecchio marcato IIC può essere utilizzato in atmosfere esplosive generate da qualsiasi tipo di gas o vapore, oppure un apparecchio marcato IIIB può essere usato anche in atmosfere esplosive generate da particelle solide combustibili.
Massima temperatura superficiale
Nella stringa di marcatura segue poi l’indicazione della massima temperatura superficiale che può essere raggiunta dall’apparecchiatura nel suo punto più caldo.
Per le apparecchiature destinate ad atmosfere esplosive generate da gas e vapori, questa informazione viene indicata dalla lettera “T” seguita da un numero compreso tra 1 e 6, indicante la classe di temperatura. La temperatura corrispondente alla specifica classe è indicata in tabella.
Classe di temperatura
Massima temperatura superficiale
1
450°C
2
300°C
3
200°C
4
135°C
5
100°C
6
85°C
Per le apparecchiature destinate ad atmosfere esplosive generate da polveri invece, viene indicata a lettera “T” seguita dalla massima temperatura superficiale raggiunta dall’apparecchiatura.
Livello di protezione dell’apparecchio (EPL)
Come ultima informazione viene riportato il livello di protezione dell’apparecchiatura (EPL).
Questo definisce la sua probabilità di diventare una sorgente di accensione. La codifica prevede sempre due lettere: la prima, scritta in stampatello maiuscolo, può essere una “G” se l’apparecchio è destinato a lavorare in atmosfere esplosive generate da gas, vapori o nebbie, oppure una “D” se l’atmosfera esplosiva è costituita da polveri.
La seconda lettera invece, definisce fino a che tipo di zona l’apparecchio può essere utilizzato: “a” fino alle zone 0 e 20, “b” fino alle zone 1 e 21, “c” solo per zone 2 e 22.
Marcatura ATEX di apparecchi non elettrici
Gli apparecchi non elettrici hanno la stessa marcatura di quelli elettrici. Infatti quanto riportato nell’articolo vale per entrambe le tipologie di apparecchi.
Alcuni modi di protezione sono applicabili solo ad apparecchi elettrici ed altri solo a quelli non elettrici.
Nuova normativa ATEX
La direttiva 2014/34/UE (“direttiva ATEX”) è entrata in vigore il 20 aprile 2016 ed ha sostituito la direttiva 94/9/CE.
Una delle attività che abbiamo svolto recentemente, nel campo della Direttiva ATEX 2014/34/UE, ha riguardato l’assistenza per la corretta progettazione di un rilevatore laser di gas infiammabili destinato a lavorare in atmosfera esplosiva classificata come zona 2 (gas).
Al nostro cliente infatti era stata commissionata la progettazione e costruzione di un rilevatore di perdite di gas con una sorgente laser ma la condizione imposta era stata quella di utilizzare un laser già in loro possesso e non idoneo per l’utilizzo in zona classificata. Il primo aspetto che si è dovuto affrontare quindi, è stato quello di verificare se la radiazione laser, emessa dall’apparecchiatura, fosse o meno in grado di innescare un’atmosfera esplosiva.
Per farlo si è fatto riferimento alla norma “CEI EN 60079-28: Atmosfere esplosive – Parte 28: Protezione delle apparecchiature e dei sistemi di trasmissione che utilizzano radiazione ottica”.
Data la tipologia di radiazione ottica emessa dall’apparecchiatura, il solo tipo di protezione possibile tra quelli proposti dalla norma è stato il “op is”, marcatura destinata alle radiazioni ottiche intrinsecamente sicure, ovvero una radiazione incapace di produrre, durante il normale funzionamento o in specifiche condizioni di guasto, energia sufficiente da innescare una specifica atmosfera esplosiva.
Sono quindi state condotte tutte le prove indicate all’interno della norma al fine di verificare il rispetto delle condizioni imposte per questo tipo di marcatura. Le prove fatte tuttavia, hanno consentito di escludere la radiazione ottica quale sorgente di innesco, ma non di escludere che l’apparecchiatura che le genera possa innescare essa stessa un’atmosfera esplosiva.
Per gestire questo aspetto è stata scelta la soluzione di racchiudere l’attrezzatura all’interno di un involucro pressurizzato fabbricato direttamente dal nostro cliente.
Per tale ragione, l’attività ha previsto il supporto necessario al fine di realizzare un involucro conforme, oltre che alla norma ‘CEI EN 60079-0: Atmosfere esplosive – Parte 0: Apparecchiature – Prescrizioni generali’, anche alla norma ‘CEI EN 60079-2: Atmosfere esplosive – Parte 2: Apparecchiature con modo di protezione a sovrapressione “p”‘.
Questo modo di protezione prevede la realizzazione di un involucro che viene mantenuto ad una pressione superiore rispetto a quella atmosferica esterna mediante insufflazione continua di un gas di protezione (nel caso in questione aria). Così facendo si impedisce all’atmosfera esplosiva di penetrare all’interno dell’involucro e raggiungere le potenziali sorgenti di innesco in esso contenute.
Essendo l’apparecchiatura destinata ad una zona 2, l’EPL (livello di protezione dell’apparecchiatura) minimo necessario era il Gc, pertanto l’involucro è stato realizzato seguendo gli accorgimenti necessari per poterlo marcare con un livello di protezione “pzc”. Ovviamente è stata condotta anche l’analisi di tutte le altre sorgenti di innesco proprie dell’assieme. Il pericolo derivante da queste ultime è stato gestito racchiudendole o all’interno dell’involucro pressurizzato insieme al laser, oppure all’interno del quadro elettrico che è stato appositamente acquistato già marcato per zona 2.
La direttiva 2014/34/UE anche detta direttiva ATEX si applica ai prodotti destinati a funzionare in atmosfera potenzialmente esplosiva, in zona atex ed è una delle nuove direttive entrate in vigore nel 2016.
ATEX: la direttiva 2014/34/UE
La direttiva 2014/34/UE (“direttiva ATEX”) è entrata in vigore il 20 aprile 2016 ed ha sostituito la direttiva 94/9/CE.
La direttiva ATEX è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 19/05/2016 n. 85.
La direttiva ATEX si applica agli apparecchi (macchine, dispositivi fissi e mobili, organi di comando, ecc. che da soli o combinati, sono destinati alla produzione, al trasporto, al deposito, alla misurazione, alla regolazione ed alla conversione di energia e al trattamento di materiale e che, per via delle potenziali sorgenti di innesco che sono loro proprie, rischiano di provocare un’esplosione), ai sistemi di protezione e ai componenti.
ATEX: significato
Il termine ATEX è l’acronimo di ATmosfere EXplosives e si riferisce alla direttiva 2014/34/UE ovvero la direttiva di prodotto che riguarda gli apparecchi che sono destinati a lavorare in atmosfera potenzialmente esplosiva. Per questi apparecchi è prevista una classificazione che si basa su diversi fattori.
Le atmosfere esplosive infatti possono essere generate sia da gas, vapori e nebbie infiammabili che da polveri combustibili. Avendo tali apparecchi la destinazione d’uso di andare in atmosfera esplosiva, devono essere progettati e fabbricati in modo da non presentare sorgenti di innesco che siano in grado di accendere tali atmosfere.
Direttiva ATEX: i gruppi di appartenenza
Il primo livello di classificazione definisce il gruppo di appartenenza dell’apparecchio e riguarda l’ambiente all’interno del quale l’apparecchio è destinato ad essere utilizzato:
il gruppo I è costituito dagli apparecchi che sono destinati ai lavori in sotterraneo nelle miniere e nei loro impianti di superficie. In questi ambienti il pericolo di esplosione è generato dalla possibile presenza di gas grisù e/o di polveri combustibili;
il gruppo II è costituito dagli apparecchi destinati ad essere utilizzati in altri siti differenti da quelli del gruppo I in cui è presente il pericolo di esplosione.
Le categorie della direttiva ATEX
Il secondo livello di classificazione è differente per i due gruppi, ma in entrambi i casi dipende dal livello di protezione garantito dalle apparecchiature. In particolare il gruppo I è così suddiviso:
apparecchi di categoria M1 che assicurano un livello di protezione molto elevato e che rimangono operativi in atmosfera esplosiva anche in caso di guasto eccezionale dell’apparecchio;
apparecchi di categoria M2 che assicurano un livello di protezione elevato, la cui alimentazione di energia, in presenza di atmosfera potenzialmente esplosiva, deve essere interrotta.
Le categorie del gruppo II
Il gruppo II è invece così suddiviso:
apparecchi di categoria 1 che assicurano un livello di protezione molto elevato e che sono destinati agli ambienti in cui l’atmosfera esplosiva è presente sempre, spesso o per lunghi periodi; gli apparecchi appartenenti a questa categoria devono assicurare il livello di protezione richiesto anche nel caso di un loro guasto eccezionale;
apparecchi di categoria 2 che assicurano un livello di protezione elevato e che sono destinati agli ambienti in cui è probabile che vi sia un’atmosfera esplosiva; gli apparecchi appartenenti a questa categoria devono assicurare il livello di protezione richiesto anche nel caso di anomalie ricorrenti o di difetti di funzionamento di cui occorre abitualmente tener conto;
apparecchi di categoria 3 che assicurano un livello di protezione normale e che sono destinati agli ambienti in cui vi sono scarse probabilità che si manifestino, e comunque solo per breve tempo, atmosfere esplosive; gli apparecchi appartenenti a questa categoria è sufficiente che assicurino il livello di protezione richiesto durante il funzionamento normale.
Gli apparecchi del gruppo II, sono poi suddivisi in base alla tipologia di sostanze che danno luogo all’atmosfera esplosiva, in particolare le sostanze sono così raggruppate:
gas, vapori e nebbie: in questo caso, nella marcatura dell’apparecchio, al numero che contraddistingue la categoria segue la lettera G (1G, 2G o 3G);
polveri: in questo caso, nella marcatura dell’apparecchio, al numero che contraddistingue la categoria segue la lettera D (1D, 2D o 3D).
La classificazione può essere facilmente dedotta dalla marcatura presente sulle apparecchiature, in particolare dalle prime indicazioni che seguono l’esagono contenente le lettere Ex.
Da sottolineare è il fatto che, se un apparecchio del gruppo II, a prescindere dalla categoria, è destinato ad essere utilizzato in atmosfere esplosive generate sia da gas, vapori e nebbie che da polveri, allora dovrà avere una doppia marcatura: una relativa ai gas, vapori e nebbie e l’altra relativa alle polveri.
Qui sotto, troverai anche spiegate le informazioni contenute all’interno della stringa di marcatura ATEX al fine di non commettere errori nella scelta di un apparecchio acquistato in commercio o nel marcare ATEX un apparecchio che produci.
Come ottenere la certificazione ATEX?
La procedura di valutazione di conformità dei prodotti soggetti ad ATEX, deve essere portata a termine prima della commercializzazione degli apparecchi.
Essa prevede diversi moduli (procedure di valutazione della conformità) in base alla classificazione del prodotto in senso di potenziale pericolosità.
La conformità alla direttiva viene stabilita dalla rispondenza alle prescrizioni in essa esposte — in particolare ai requisiti essenziali di sicurezza previsti nell’allegato II — e dal soddisfacimento di una delle procedure di valutazione della conformità previste all’art. 3 della direttiva.
I moduli di valutazione della conformità possono prevedere l’attuazione di un sistema di gestione per la qualità aziendale secondo le norme UNI EN ISO 9001 e UNI CEI EN ISO/IEC 80079-34, oppure la verifica del prodotto con esame di tipo o controlli sul prodotto effettuati da organismo notificato, o semplicemente la conservazione del fascicolo tecnico presso l’organismo notificato.
Dichiarazione di conformità CE o UE
La nuova direttiva ATEX (2014/34/UE) prevede la redazione della dichiarazione di conformità UE e non della dichiarazione di conformità CE come previsto dalla direttiva precedente (94/9/CE).
Resta invece invariata la marcatura che deve sempre riportare la dicitura CE.
Per l’immissione in commercio dei prodotti soggetti a direttiva ATEX, oltre all’applicazione di uno dei moduli descritti sopra, sono necessarie quindi:
l’apposizione della marcatura CE (non per i componenti)
la redazione della dichiarazione UE di conformità.
La normativa ATEX
Le norme applicabili agli apparecchi e componenti ATEX sono parecchie e devono essere individuate volta per volta, considerando se trattasi anche di apparecchi elettrici o non elettrici.
Ad esempio, per gli apparecchi non elettrici la metodologia della valutazione dei rischi di innesco seguirà le indicazioni del documento UNI EN 15198:2008 “Metodologia per la valutazione del rischio di apparecchi e componenti non elettrici destinati a essere utilizzati in atmosfere potenzialmente esplosive”
Cosa sono gli ambienti ATEX?
L’impiego in una macchina di sostanze infiammabili o combustibili (gas, vapori, nebbie o polveri) determina la possibile formazione di atmosfere esplosive sia all’interno che all’esterno della macchina.
Il costruttore della macchina deve quindi valutare i rischi derivanti da atmosfere esplosive e adottare idonee misure di prevenzione e protezione in relazione a tale rischio.
Il primo passo di questo processo consiste in una classificazione delle aree in cui sono presenti tali rischi.
La classificazione può essere effettuata ricorrendo all’applicazione delle norme:
CEI EN 60079-10-1: “Atmosfere esplosive – Parte 10-1: Classificazione dei luoghi – Atmosfere esplosive per la presenza di gas”
CEI EN 60079-10-2: “Atmosfere esplosive – Parte 10-1: Classificazione dei luoghi – Atmosfere esplosive per la presenza di polveri combustibili”
Le zone con pericolo di esplosione
L’esito della classificazione porta ad una suddivisione dei luoghi con pericolo di esplosione nelle seguenti zone:
zona 0:
area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un’atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia;
zona 1:
area in cui la formazione di un’atmosfera esplosiva, consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori o nebbia, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività;
zona 2:
area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata;
zona 20:
area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell’aria;
zona 21:
area in cui la formazione di un’atmosfera esplosiva, sotto forma di nube di polvere combustibile nell’aria, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività;
zona 22:
area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell’aria o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata.
Protezione ATEX: cos’è
Non esiste da nessuna parte (né sulla direttiva, né sulle linee guida, né sulle norme) la definizione di “Protezione ATEX”, si parla invece, più correttamente, di “modi di protezione” o “sistemi di protezione”.
Se hai cercato questo termine probabilmente non conoscerai la direttiva ATEX e quindi ti suggerisco di leggere dall’inizio.
Un apparecchio destinato a lavorare in atmosfera esplosiva deve garantire un’adeguata protezione ATEX, ovvero è necessario che su di esso siano presi degli accorgimenti al fine di evitare che una qualsiasi delle sue parti possa fornire l’energia necessaria per innescare l’atmosfera esplosiva che lo avvolge.
Le sorgenti di accensione che un apparecchio può avere e che devono essere gestite sono diverse e sono elencate nella norma UNI EN 1127-1:
superfici calde;
fiamme e gas caldi;
scintille di origine meccanica;
materiale elettrico;
correnti elettriche vaganti, protezione contro la corrosione catodica;
elettricità statica;
fulmini;
onde elettromagnetiche a radiofrequenza;
onde elettromagnetiche da 3×1011Hz a 3×1015 Hz;
radiazioni ionizzanti;
ultrasuoni;
compressioni adiabatiche e onde d’urto;
reazioni esotermiche, inclusa l’autoaccensione delle polveri.
Gli accorgimenti necessari per rendere inefficaci queste sorgenti di accensione, e quindi per garantire adeguata protezione nei confronti del pericolo di esplosione, sono molteplici e vanno dal soddisfacimento dei requisiti essenziali in materia di salute e sicurezza (Allegato II della direttiva 2014/34/UE) al rispetto delle norme che stabiliscono gli accorgimenti tecnici previsti dai vari modi di protezione.
Solo mediante il soddisfacimento di tutti questi requisiti un apparecchio può garantire un’adeguata protezione nei confronti del pericolo di esplosione con conseguente tutela dei lavoratori che lo dovranno utilizzare.
Esempio pratico per comprendere le precauzioni illustrate finora: Immaginiamo di dover gestire il raffreddamento e/o il riscaldamento di un container situato in un’area a rischio di esplosione, specificamente classificata come Zona 2. L’unica soluzione consentita è l’utilizzo di un condizionatore d’aria antideflagrante certificato ATEX per la Zona 2. Questo ci consente di raggiungere gli obiettivi desiderati senza trascurare il rischio di esplosione, assicurando al contempo la completa sicurezza degli operatori.
Marcatura ATEX: esempio
Ogni informazione contenuta nella marcatura ATEX ha un significato ben preciso.
In questo articolo vogliamo spiegarti qual è il significato delle informazioni contenute all’interno della stringa di marcatura ATEX al fine di non commettere errori nella scelta di un apparecchio acquistato in commercio o nel marcare ATEX un apparecchio che produci.
Prima abbiamo visto il significato delle prime informazioni riportate nella stringa di marcatura, vediamo ora il significato delle altre informazioni in essa contenute e che devono essere sempre presenti.
Un esempio di marcatura ATEX è:
II 2G Ex pxb IIB T6 Gb
II 2D Ex pxb IIB T85°C Db
Leggere la marcatura ATEX
La prima informazione, che segue la categoria dell’apparecchio, fa riferimento al modo di protezione (nella marcatura di esempio “Ex pxb”); queste informazioni indicano le misure specifiche che sono state applicate per evitare che l’apparecchio possa innescare l’atmosfera esplosiva che lo circonda.
La dicitura prevede che ci sia sempre la “Ex” seguita da diverse lettere; le prime di queste definiscono il modo di protezione.
I modi di protezione ATEX
La normativa prevede diversi modi di protezione applicabili. Qui di seguito vediamo tutti i modi possibili:
“d” involucri a prova di esplosione;
“e” sicurezza aumentata
“i” sicurezza intrinseca
“m” incapsulamento
“n” differenti modi di protezioni applicabili ad alcune apparecchiature specifiche
“o” immersione in olio
“op” protezione delle radiazioni ottiche
“p” pressurizzazione
“q” riempimento pulverulento
“s” protezione speciale
“t” tenuta alla polvere
“h” protezione non elettrica
Nella stringa di esempio il modo di protezione indicato è quello a pressurizzazione.
Le lettere che nella stringa di marcatura seguono quelle qui sopra riportate, definiscono il livello di protezione dell’apparecchio; la codifica è definita dalla norma relativa allo specifico modo di protezione.
Codifica ATEX: Gruppi di gas e polveri
Subito dopo il modo di protezione è riportato il simbolo del gruppo del gas o delle polveri che generano l’atmosfera esplosiva all’interno della quale può essere utilizzato l’apparecchio:
IIA: ad esempio acetone, alcool etilico, ammoniaca, benzina, gas naturale, solventi in generale
IIB: ad esempio acetaldeide, ciclopropano, etere etilico, etilene;
IIC: ad esempio acetilene, idrogeno, solfuro di carbonio
IIIA: particelle solide combustibili (dimensioni nominali superiori a 500 mm)
IIIB: polveri non conduttive (dimensioni nominali inferiori o uguali a 500 mm e resistività elettrica superiore a 103 Wm)
IIIC: polveri conduttive (dimensioni nominali inferiori o uguali a 500 mm e resistività elettrica inferiore o uguale a 103 Wm)
Le sostanze che generano le atmosfere esplosive sono tanto più critiche quanto più ci si sposta dalla lettera A alla lettera C. Gli apparecchi realizzati per lavorare con sostanze più critiche possono essere impiegati anche con sostanze che lo sono meno, ad esempio un apparecchio marcato IIC può essere utilizzato in atmosfere esplosive generate da qualsiasi tipo di gas o vapore, oppure un apparecchio marcato IIIB può essere usato anche in atmosfere esplosive generate da particelle solide combustibili.
Massima temperatura superficiale
Nella stringa di marcatura segue poi l’indicazione della massima temperatura superficiale che può essere raggiunta dall’apparecchiatura nel suo punto più caldo.
Per le apparecchiature destinate ad atmosfere esplosive generate da gas e vapori, questa informazione viene indicata dalla lettera “T” seguita da un numero compreso tra 1 e 6, indicante la classe di temperatura. La temperatura corrispondente alla specifica classe è indicata in tabella.
Classe di temperatura
Massima temperatura superficiale
1
450°C
2
300°C
3
200°C
4
135°C
5
100°C
6
85°C
Per le apparecchiature destinate ad atmosfere esplosive generate da polveri invece, viene indicata a lettera “T” seguita dalla massima temperatura superficiale raggiunta dall’apparecchiatura.
Livello di protezione dell’apparecchio (EPL)
Come ultima informazione viene riportato il livello di protezione dell’apparecchiatura (EPL).
Questo definisce la sua probabilità di diventare una sorgente di accensione. La codifica prevede sempre due lettere: la prima, scritta in stampatello maiuscolo, può essere una “G” se l’apparecchio è destinato a lavorare in atmosfere esplosive generate da gas, vapori o nebbie, oppure una “D” se l’atmosfera esplosiva è costituita da polveri.
La seconda lettera invece, definisce fino a che tipo di zona l’apparecchio può essere utilizzato: “a” fino alle zone 0 e 20, “b” fino alle zone 1 e 21, “c” solo per zone 2 e 22.
Marcatura ATEX di apparecchi non elettrici
Gli apparecchi non elettrici hanno la stessa marcatura di quelli elettrici. Infatti quanto riportato nell’articolo vale per entrambe le tipologie di apparecchi. §Alcuni modi di protezione sono applicabili solo ad apparecchi elettrici ed altri solo a quelli non elettrici.
Nuova normativa ATEX
La direttiva 2014/34/UE (“direttiva ATEX”) è entrata in vigore il 20 aprile 2016 ed ha sostituito la direttiva 94/9/CE.
Linea Guida ATEX: nuova edizione aprile 2024
Come per altre direttive di prodotto, anche per la direttiva ATEX , esistono delle Linee Guida per aiutare nell’applicazione della direttiva stessa
E’ importante ricordare che le Linee Guida sono pensate come un manuale, rivolto a tutti coloro che devono interfacciarsi con la direttiva ATEX.
Le Linee Guida alla direttiva ATEX 2014/34/UE ATEX chiariscono quindi alcuni aspetti della direttiva ATEX e devono essere utilizzate, oltre che con la direttiva, insieme al documento “Guida Blu all’attuazione della normativa UE sui prodotti”.
La quinta edizione delle linee guida alla direttiva ATEX, pubblicata ad aprile 22024, presenta alcune modifiche rispetto alla quarta edizione precedente.
La quinta edizione delle linee guida alla direttiva ATEX, pubblicata ad aprile 2024, presenta alcune lievi modifiche rispetto alla edizione precedente, in particolare vengono aggiornati i riferimenti normativi tecnici e citato il nuovo Regolamento macchine del 2023.
Le modifiche principali riguardano i seguenti aspetti.
Nel paragrafo N°32 c’è l’inserimento dell’ obbligo del fabbricante di informare l’utente finale sulla destinazione d’uso e e sul potenziale uso improprio, specificatare per quale atmosfera esplosiva è destinato e le condizioni operative previste.
“The manufacturer has the obligation to inform the end user about the intended use as well as potential misuse, specifically for which explosive atmosphere and the expected operating conditions is the product suited”
Il paragrafo N°113 prevede che il produttore sia responsabile della leggibilità e della completezza della documentazione tecnica. L’organismo notificato dovrebbe verificare la leggibilità e la completezza della documentazione.
“The manufacturer is responsible for legibility and completeness of the technical documentation. Notified body should check the legibility and completeness of the documentation according to index provided by the manufacturer. Subsequently, the notified body” e “Manufacturer should agree the format of the documentation and the used media together with the notified body”.”
Alcuni clienti ci hanno chiesto se sia applicabile alle macchine che utilizzano gas (ad esempio i forni industriali e le apparecchiature di processo termico) il Decreto Ministeriale n° 37 del 22 gennaio 2008 “Regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n.248 del 2 dicembre 2005 recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici” cheha sostituito quanto previsto dalla legislazione precedente (legge 46/90 e D.P.R. 380/2001) in tema di installazione di impianti all’interno degli edifici ed il capo 5 del D.P.R. 380/2001.
Il decreto si applica agli impianti posti al servizio degli edifici, indipendentemente dalla destinazione d’uso, collocati all’interno degli stessi o delle relative pertinenze. Se l’impianto è connesso a reti di distribuzione si applica a partire dal punto di consegna della fornitura.
Gli impianti soggetti alle disposizioni del decreto sono: …