Sicurezza macchine in uso

Radiazioni ottiche artificiali emesse dal macchinario

Analogamente a quanto previsto per l’emissione di campi elettromagnetici,  il fabbricante deve valutare radiazioni ottiche artificiali (ROA) potenzialmente pericolose emesse da un macchinario di sua fabbricazione.

La valutazione deve essere effettuata con particolare riferimento alle postazioni di comando ed a quelle in cui è prevista la presenza dell’operatore, eliminando o riducendo quelle pericolose ed adottando adeguate misure di protezione qualora sussistano rischi. In questo caso nelle istruzioni (e in parte nel materiale promozionale) devono essere indicate le informazioni in merito ai rischi residui e alle misure di protezione che devono essere prese dall’utilizzatore. …

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Operazioni di manutenzione delle macchine non a livello del suolo

I requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute dell’allegato I della direttiva macchina 2006/42/CE applicabili al raggiungimento dei punti di intervento per le operazioni di manutenzione delle macchine industriali non a livello del suolo sono i seguenti:

1.5.15. Rischio di scivolamento, inciampo o caduta
Le parti della macchina sulle quali è previsto lo spostamento o lo stazionamento delle persone devono essere progettate e costruite in modo da evitare che esse scivolino, inciampino o cadano su tali parti o fuori di esse.
Se opportuno, dette parti devono essere dotate di mezzi di presa fissi rispetto all’utilizzatore che gli consentano di mantenere la stabilità.
I mezzi che consentono di soddisfare questo requisito sono piattaforme di lavoro, passerelle e scale.
Si noti che tali mezzi di accesso e di stazionamento devono essere presenti in luoghi dove è previsto che gli operatori debbano trovarsi — per esempio, postazioni di lavoro nel normale funzionamento della macchina o per operazioni di regolazione o manutenzione ordinaria (ovvero per gli interventi previsti dal fabbricante della macchina e indicati nel manuale di istruzioni) — mentre, nel caso l’accesso non sia prevedibile a priori — per esempio, in caso di manutenzione straordinaria a seguito della rottura di un componente della macchina — può essere necessario che l’utilizzatore usi mezzi adeguati per raggiungere le postazioni non poste a livello della pavimentazione, quali, per esempio, piattaforme di lavoro mobili elevabili.

1.6.2. Accesso ai posti di lavoro e ai punti d’intervento utilizzati per la manutenzione
La macchina deve essere progettata e costruita in modo da permettere l’accesso in condizioni di sicurezza a tutte le zone in cui è necessario intervenire durante il funzionamento, la regolazione e la manutenzione della macchina.
Devono essere previsti mezzi di accesso ai punti di intervento non a livello della pavimentazione in cui sono previsti interventi di manutenzione ordinaria, ovvero per gli interventi previsti dal fabbricante della macchina e indicati nel manuale di istruzioni; nella progettazione dei mezzi di accesso è necessario tenere in considerazione che, durante gli interventi di manutenzione, gli operatori hanno normalmente la necessità di portare con sé attrezzi o pezzi di ricambio, quindi i mezzi di accesso ne devono tenere conto per quanto riguarda gli spazi di passaggio o la possibilità di salita e discesa in condizioni di sicurezza (per esempio, nel caso di scale a pioli quando l’operatore ha in mano oggetti che deve portare con sé).

A proposito dell’accesso ai posti di lavoro e ai punti d’intervento utilizzati per la manutenzione la guida all’applicazione della direttiva macchine 2006/42/CE emessa dalla Commissione Europea specifica:

§240 – The requirement set out in section 1.6.2 must be considered when locating operating positions and servicing points. Locating operating positions and sevicing points in easily accessible areas, for example, at ground level, can avoid the need to fit special means of access.

Where special means of access are required, operating positions and servicing points to which frequent access i srequired should be located so they can be easily reached from a suitable means of access. Like the adjustment and maintenance points themselves, means of access should also be located outside the danger zones […].

The machinery manufacturer is responsible for ensuring that the necessary means of safe access are provided with the machinery. This includes the case of machinery the construction of which is completed at the user’s premises.

In that case, means of access already existing in the premises can be taken into account by the machinery manufacturer and should be specified in the technical file. The means of access to servicing points must be designed taking into account of the tools and equipment that are needed for the maintenance of the machinery. Special means for exceptional access, such as, for example, for exceptional repairs, may be described in the manufacturer’s instructions […].

Specifications for the choice and design of permanent means of access to machinery are given in the standards of the EN ISO 14122 series.

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Controllo remoto delle macchine e implicazione di sicurezza

Un’esigenza che ci hanno espresso alcuni utilizzatori è quella di poter modificare i parametri di funzionamento della macchina (velocità, ecc.) e di potere tacitare gli allarmi direttamente dai supervisori di reparto (postazioni di «controllo remoto dei macchinari») una volta collegate le macchine alla rete aziendale per scopi di supervisione e raccolta dati (fermi macchina, produzione, ecc.).

Però, per garantire la sicurezza della macchina, devono essere tenute in considerazione alcune questioni tecniche.  …

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Procedura di sezionamento delle alimentazioni dei macchinari – LOTO

Ogni fonte di alimentazione esterna della macchina — elettrica, pneumatica, ecc. — deve essere sezionabile in modo che gli operatori possano intervenire senza rischi; la norma di riferimento per i dispositivi di sezionamento delle alimentazioni esterne è la UNI EN ISO 14118:2018, mentre i sezionatori dell'alimentazione elettrica sono trattati anche al punto 5.3 della norma CEI EN 60204-1:2018.

Tutti i dispositivi di sezionamento devono poter essere bloccati in posizione di «circuito isolato», per esempio mediante lucchetti, in modo che gli operatori che intervengono sulla macchina possano accertarsi che nessun elemento della stessa possa essere avviato finché è in corso l'intervento, mediante una procedura di questo tipo:

  • prima di intervenire sulla macchina ogni operatore blocca tutti i sezionatori delle fonti di alimentazione esterne con mezzi di bloccaggio — per esempio lucchetti — personali e porta con sé le chiavi di apertura;
  • ogni operatore rimuove i mezzi di bloccaggio personali dei sezionatori solamente una volta terminato l'intervento sulla macchina;
  • in questo modo il blocco dei sezionatori può essere rimosso solo dopo che tutti gli operatori hanno rimosso i mezzi di bloccaggio personali, ovvero solo dopo che tutti gli operatori hanno terminato gli interventi sulla macchina.

Una procedura di questo tipo evita che un operatore possa avviare la macchina senza accorgersi della presenza di altri operatori all'interno delle zone pericolose; perché sia efficace è essenziale che tutti gli operatori che intervengono sulla macchina blocchino i sezionatori con lucchetti personali.

Una procedura per l'isolamento delle fonti di energia largamente utilizzata in campo industriale è nota come Lockout/Tagout (LOTO); questa procedura è di origine statunitense ed è stata definita dall'Occupational Safety and Health Administration (OSHA); informazioni possono essere reperite al sito internet www.osha.gov.

Nel caso di macchine di dimensioni ridotte può non essere necessario bloccare i sezionatori delle alimentazioni esterne purché i mezzi di sezionamento possano essere tenuti sotto controllo in ogni momento dagli operatori che intervengono sulla macchina.

È questo, per esempio, il caso di piccole macchine collegate all'alimentazione elettrica mediante una combinazione presa / spina nelle quali il sezionamento dell'alimentazione esterna può essere semplicemente effettuato sconnettendo la spina e portandola vicino all'operatore in modo che sia sempre nel suo campo visivo.

Eventuali residui di energia accumulata presenti dopo il sezionamento delle fonti di energia esterne devono essere segnalati, possibilmente in loco, e devono poter essere scaricati in condizioni di sicurezza; è questo, per esempio, il caso di accumulatori idraulici oppure di serbatoi di aria compressa, che devono essere dotati di adeguati dispositivi di scarico della pressione residua il cui utilizzo deve essere chiaramente indicato nelle istruzioni per l'uso.

Particolare attenzione va posta a eventuali circuiti che non possono essere separati dall'alimentazione esterna, per esempio circuiti di illuminazione di parti della macchina su cui devono essere effettuati gli interventi; requisiti riguardanti i circuiti elettrici non isolati dal sezionatore dell'alimentazione sono contenuti nel punto 5.3.5 della norma CEI EN 60204-1:2018.

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Elusione dei dispositivi di interblocco dei ripari mobili

La direttiva macchine 2006/42/CE richiede esplicitamente che vengano adottate misure contro l’elusione dei dispositivi di interblocco dei ripari mobili delle macchine:

1.4.1 Requisiti generali
I ripari e i dispositivi di protezione:

− devono essere di costruzione robusta,
− devono essere fissati solidamente,
− non devono provocare pericoli supplementari,
− non devono essere facilmente elusi o resi inefficaci,
− …

La norma UNI EN ISO 14119:2013 definisce:

  • elusione: azione che rende inoperativo un dispositivo di interblocco o lo scavalca con il risultato che la macchina è utilizzata in un modo differente da quello previsto dal fabbricante o senza le misure di sicurezza necessarie;
  • elusione in un modo ragionevolmente prevedibile: elusione effettuata manualmente o mediante l’utilizzo di oggetti facilmente disponibili (ad esempio cacciaviti, chiavi inglesi, chiavi a brugola, pinze, monete, chiavi).

La stessa norma richiede che l’elusione dei sensori di interblocco dei ripari mobili in un modo ragionevolmente prevedibile sia impedita.

Per ridurre l’elusione degli interblocchi possono essere adottate le seguenti misure:

  • prevenzione dell’accesso agli elementi del dispositivo di interblocco:
    • montaggio non raggiungibile;
    • ostacoli fisici e protezioni;
    • montaggio in posizioni nascoste;
  • prevenzione della sostituzione degli attuatori:
    • livello di codifica degli attuatori basso, medio o alto;
  • prevenzione dello smontaggio o spostamento degli elementi usando dispositivi non rimovibili (ad esempio saldatura, incollaggio, viti non smontabili, rivettatura):
    • questa misura può non essere adatta se si potesse rendere necessaria una sostituzione veloce del dispositivo di interblocco a seguito di una rottura;
  • integrazione con un sistema di monitoraggio e controllo:
    • monitoraggio dello stato; ad esempio il sistema di controllo della macchina può controllare che il riparo venga aperto in determinate fasi del ciclo nelle quali ciò è necessario (ad esempio per lo scarico dei pezzi);
    • controlli periodici;
  • aggiunta di un ulteriore interblocco, ad esempio con principi di attuazione differenti:
    • in questo caso il sistema di controllo della macchina può verificare la plausibilità dello stato di entrambe i sensori.

La stessa norma UNI EN ISO 14119:2013 richiede che l’elusione dei sensori di interblocco dei ripari mobili in un modo ragionevolmente prevedibile sia impedita.

Le motivazioni per l’elusione dei dispositivi di interblocco dei ripari mobili comprendono vari aspetti, tra cui:

  • intralcio all’esecuzione di alcuni compiti sulla macchina;
  • necessità di controlli del processo di lavorazione per evitare scarti o difetti;
  • regolazioni fini della lavorazione.

L’allegato H della norma UNI EN ISO 14119:2013 riporta un esempio di metodo per identificare le motivazioni di elusione dei dispositivi di interblocco (per una macchina automatica):

  • devono essere tenute in considerazione tutte le modalità di funzionamento della macchina;
  • se un compito è necessario e non è possibile senza eludere i dispositivi di interblocco è necessario riconsiderare la progettazione della macchina;
  • se sono presenti potenziali benefici nell’esecuzione delle operazioni senza dispositivi di protezione (+ o ++) bisogna verificare se è possibile migliorare le misure di protezione;
  • se l’incentivo all’elusione dei dispositivi di interblocco non può essere completamente eliminato bisogna rendere più difficile o impossibile l’elusione dei dispositivi di interblocco.

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Difesa dagli attacchi informatici a macchinari

Gli attacchi informatici a macchinari sono diventati un rischio aziendale da considerare tanto quanto la sicurezza del macchinario stesso (safety).

La direttiva macchine, come del resto le altre disposizioni legislative che riguardano la sicurezza dei prodotti, non prendono in considerazione attività criminali che possono avere come oggetto la macchina, quali attacchi informatici.

Infatti, l’attuale legislazione sulle macchine a partire dalla direttiva macchine 2006/42/CE, prende in considerazione l’uso della macchina previsto o l’uso scorretto ragionevolmente prevedibile.

Si presuppone quindi che la macchina venga utilizzata per gli scopi per i quali è stata progettata e fabbricata; oppure che gli operatori ne effettuino un uso improprio per:

  • mancanza di conoscenza delle corrette procedure di impiego o
  • volontà di aggirare le misure di protezione allo scopo di usare la macchina in modo differente da quanto previsto (ad esempio per effettuare un intervento sulla macchina senza doverla arrestare).

La “IT security” non è quindi un aspetto trattato dalla direttiva macchine 2006/42/CE che si occupa solamente di “safety”, ovvero di sicurezza delle persone.

Le macchine sono però sempre più esposte alla possibilità di attacchi informatici in quanto:

  • sono dotate di equipaggiamenti elettronici programmabili, spesso computer;
  • sono collegate alla rete di comunicazione aziendale;
  • possono essere connesse a reti di comunicazione anche all’esterno dell’azienda;
  • hanno spesso la possibilità di essere controllate da remoto.

Anche il piano nazionale italiano «Industria 4.0» ha dato una forte spinta in questa direzione.

Una macchina non «connessa» può essere considerata sicura dal punto di vista degli attacchi informatici dall’esterno, ma è una realtà sempre più rara nell’attuale panorama industriale.

Inoltre le tecnologie senza fili utilizzate sulla macchina, ad esempio per i comandi o per sensori, possono esporla ad attacchi da parte di persone all’interno dell’organizzazione nella quale la macchina viene impiegata.

Le potenziali conseguenze di attacchi informatici ad una macchina sono molteplici e possono causare:

  • furto di dati della macchina, ad esempio “ricette” dei prodotti in lavorazione;
  • interruzioni del funzionamento della macchina;
  • malfunzionamenti della macchina;
  • potenziali comportamenti pericolosi per l’uomo, ad esempio se vengono disabilitate misure di sicurezza o modificati parametri di funzionamento (quali velocità o forze).

Gli attacchi possono provenire sia dall’interno che dall’esterno dell’organizzazione in cui la macchina è installata e possono essere dovuti a:

  • accessi non autorizzati al know-how aziendale, ad esempio da parte di concorrenti;
  • volontà di creare danni economici o di immagine, ad esempio per ricattare l’azienda;
  • atti terroristici, ad esempio ai danni di infrastrutture critiche come centrali elettriche o impianti di fornitura di acqua potabile.

La difesa dagli attacchi informatici alle macchine è complessa e deve comprendere componenti hardware e software.

Questo soprattutto perché i metodi di attacco informatico evolvono in continuazione, quindi non è possibile per il fabbricante della macchina assicurare che non sia vulnerabile solamente per mezzo delle misure di cui la macchina è dotata al momento della sua messa in servizio.

Le misure di protezione contro gli attacchi informatici della macchina devono modificarsi costantemente, per tutto il ciclo di vita della macchina.

Il panorama normativo attuale comprende due rapporti tecnici riguardanti questi aspetti:

  • ISO/TR 22100-4:2018: Safety of machinery – Relationship with ISO 12100 – Part 4: Guidance to machinery manufacturers for consideration of related IT-security (cyber security) aspects
  • IEC TR 63074:2019: Safety of machinery – Security aspects related to functional safety of safety-related control systems

La difesa dagli attacchi informatici deve essere condotta in collaborazione tra il fabbricante della macchina e l’utilizzatore (ad esempio per quanto riguarda la protezione delle reti di comunicazione o l’autenticazione degli utenti); per questo motivo è fondamentale che anche le istruzioni per l’uso della macchina contengano tutte le informazioni necessarie affinché l’utilizzatore possa adottare tutte le misure adeguate alla protezione della macchina dagli attacchi.

A questo proposito la norma UNI EN ISO 20607:2019 “Safety of machinery – Instruction handbook – General drafting principles” contiene apposite indicazioni al riguardo, prescrivendo la necessità di specificare nel manuale di istruzioni per l’uso della macchina informazioni in merito alla sicurezza informatica.

Sarà quindi necessario che in futuro i fabbricanti delle macchine eseguano una valutazione dei rischi di attacchi informatici, adottino i mezzi necessari a renderle meno vulnerabili e informino gli utilizzatori, per mezzo delle istruzioni per l’uso, delle misure che devono essere messe in atto per proteggere continuamente le macchine dagli attacchi.

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Adempimenti nel caso di riparazione di una macchina

Il ricondizionamento, o riparazione di una macchina, senza che questa subisca modifiche costruttive — non rientranti nella ordinaria o straordinaria manutenzione — o che sia stata assoggettata a variazioni delle modalità di utilizzo, non previste direttamente dal fabbricante, non rientra nell’ambito di applicazione della direttiva macchine ai sensi del D.Lgs. 17/2010.

Inoltre, nel caso di riparazione o ricondizionamento di una macchina che non sia oggetto di transazione commerciale — ovvero che non cambi proprietario — è responsabilità del proprietario della macchina verificarne la conformità ai requisiti legislativi ad essa applicabili.

In particolare, se il proprietario della macchina è anche il datore di lavoro del luogo nel quale la macchina è in servizio, è assoggettato agli obblighi stabiliti dal D.Lgs. 81/2008 all’articolo 70:

“Salvo quanto previsto al comma 2, le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono essere conformi alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto” ,

ed all’articolo 71

Il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di cui all’articolo precedente, idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere o adattate a tali scopi che devono essere utilizzate conformemente alle disposizioni legislative di recepimento delle direttive comunitarie”.

La “guida blu all’attuazione della normativa UE sui prodotti” (edizione 2016) contiene indicazioni riguardanti la riparazione dei prodotti:

§2.1. […] I prodotti che siano stati riparati o sostituiti (ad esempio a seguito di un difetto) senza modifiche delle prestazioni, della finalità o del tipo originari, non devono essere considerati prodotti nuovi ai sensi della normativa di armonizzazione dell’Unione e non devono pertanto essere sottoposti nuovamente alla valutazione della conformità, a prescindere dal fatto che il prodotto originario sia stato immesso sul mercato prima o dopo l’entrata in vigore della normativa.

Questo vale anche se il prodotto è stato temporaneamente esportato in un paese terzo per gli interventi di riparazione.

Tali interventi di riparazione spesso comportano la sostituzione di un pezzo difettoso o usurato con un pezzo di ricambio identico o almeno simile a quello originale (ad esempio le modifiche possono essere dovute all’adeguamento al progresso tecnico o alla cessata produzione del vecchio pezzo) oppure la sostituzione di schede, componenti, sottounità o anche di intere unità identiche. Se le prestazioni originarie di un prodotto vengono modificate (nell’ambito dell’uso previsto, della gamma di prestazioni e della manutenzione come concepiti inizialmente nella fase di progettazione) in quanto i pezzi di ricambio utilizzati per la riparazione offrono prestazioni migliori grazie al progresso tecnico, questo prodotto non deve essere considerato nuovo ai sensi della normativa di armonizzazione dell’Unione. Ne consegue che gli interventi di manutenzione sono sostanzialmente esclusi dal campo di applicazione della normativa di armonizzazione dell’Unione. […]

Gli aggiornamenti o le riparazioni del software potrebbero essere assimilati a interventi di manutenzione purché non modifichino un prodotto già immesso sul mercato in maniera tale da poter influire sulla sua conformità ai requisiti applicabili.

Se invece vuoi sapere a cosa sono soggetti i pezzi di ricambio, leggi qui.

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Modifiche ai circuiti di comando di macchine già in uso: quali norme usare?

Nell'esecuzione di interventi su circuiti di comando aventi funzioni di sicurezza di macchine già in uso, si presenta la questione di quali norme tecniche usare come riferimento per garantire la sicurezza.

Le norme di riferimento, per la progettazione e realizzazione dei circuiti di comando aventi funzioni di sicurezza, sono:

  • UNI EN 954-1 (dicembre 1998): Sicurezza del macchinario – Parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza – Principi generali per la progettazione
  • UNI EN ISO 13849-1 (gennaio 2016): Sicurezza del macchinario – Parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza – Parte 1: Principi generali per la progettazione & UNI EN ISO 13849-2 (marzo 2013): Sicurezza del macchinario – Parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza – Parte 2: Validazione
  • CEI EN 62061 (novembre 2005): Sicurezza del macchinario – Sicurezza funzionale dei sistemi di comando e controllo elettrici, elettronici ed elettronici programmabili correlati alla sicurezza

Con la “Comunicazione della Commissione nell’ambito dell’applicazione della direttiva 2006/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE (rifusione) 2009/C 321/09”, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea C 321 del 29/12/2009, è stata prolungata la data di cessazione della presunzione di conformità della norma UNI EN 954-1:1998 (inizialmente prevista per il 28/12/2009) al 31/12/2011.

In caso di modifiche ai circuiti di comando che svolgono funzioni di sicurezza di macchine già in servizio, le norme di riferimento possono essere:

  • UNI EN 954-1:1998 per le parti dei circuiti esistenti;
  • UNI EN ISO 13849-1:2016 (oppure CEI EN 62061:2005) per le parti dei circuiti di nuova realizzazione.

Se tecnicamente possibile, il circuito di comando dovrebbe essere valutato nella sua interezza in accordo alla norma UNI EN ISO 13849-1:2016.

In caso contrario, si ritiene possibile valutare la porzione di circuito esistente in accordo alla norma UNI EN 954-1:1998 (in termini di categorie) e la porzione di circuito nuova in accordo alla norma UNI EN ISO 13849-1:2016 (in termini di PL).

Ad esempio, dovendo sostituire su una macchina già in servizio il motore elettrico che aziona un elemento pericoloso (vedi Figura 1) installando un inverter dotato di funzione di Safe Torque Off (STO), si può operare come segue:

  • determinazione del livello di prestazione richiesto (PLr) per le parti di circuito di comando di nuova realizzazione (vedi Figura 2);
  • determinazione della categoria richiesta per la parte di circuito di comando esistenti;
  • stima delle categorie / PL raggiunti
Figura 2 — Determinazione del PLr
S Gravità della lesione
S1 Leggera (lesione generalmente reversibile)
S2 Grave (lesione generalmente irreversibile o morte)
F Frequenza e/o esposizione al pericolo
F1 Da rara a infrequente e/o tempo di esposizione breve
F2 Da frequente a continua e/o tempo di esposizione lungo
P Possibilità di evitare il pericolo o limitare il danno
P1 Possibile in determinate condizioni
P2 Scarsamente possibile

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Cosa deve fare il datore di lavoro in caso di infortunio con un macchinario?

In Italia tutti i datori di lavoro hanno l’obbligo di assicurare i propri lavoratori contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. L’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) copre ogni infortunio sul lavoro che:

  • sia avvenuto per causa violenta: per causa violente si intende qualsiasi aggressione che dall’esterno (es. macchinario, sostanze tossiche, sforzi muscolari, ecc.) danneggia l’integrità psico-fisica del lavoratore;
  • sia avvenuto in occasione di lavoro: da non confondersi con “durante l’orario di lavoro” oppure con “sul posto di lavoro”. Deve esistere un rapporto di causa-effetto tra l’attività lavorativa svolta e l’infortunio occorso
  • procuri morte, inabilità permanente o inabilità assoluta temporanea per più di tre giorni (escluso il giorno dell’avvenimento dell’infortunio.

In caso di infortunio con un macchinario non guaribile entro tre giorni (escluso quello dell’evento) il datore di lavoro ha l’obbligo di inoltrare all’INAIL la denuncia/comunicazione di infortunio entro due giorni dalla ricezione del certificato medico (art. 53 D.P.R. 1124/1965).

In caso di infortunio mortale, la segnalazione deve avvenire entro le 24 ore successive all’evento stesso.

La denuncia/comunicazione di infortunio con un macchinario può essere inoltrata esclusivamente tramite servizi telematici dell’INAIL, accedendo alla pagina personale “My INAIL” del portale INAIL. Alla sezione “Denunce” è quindi possibile presentare la “Denuncia/comunicazione di infortunio”.

Sulla base dell’entità dell’infortunio, l’ASL valuta la necessità di avviare le indagini opportune effettuando anche uno, o più sopralluoghi, presso l’azienda.

Vediamo di seguito le diverse situazioni:

Alcuni dubbi frequenti sugli infortuni:

Il lavoratore infortunato deve consegnare al datore di lavoro qualche tipo di documentazione relativamente all’infortunio?

– Il medico che visita il lavoratore infortunato deve rilasciare un certificato medico, in più copie, in cui siano indicati la diagnosi e il numero di giorni di inabilità. Il lavoratore deve consegnare una copia al datore di lavoro. In caso di ricovero, è cura dell’ospedale trasmettere copia del certificato medico al datore di lavoro.

Alla denuncia/comunicazione di infortunio deve essere allegato il certificato medico?

No – La trasmissione del certificato medico all’INAIL deve essere effettuata solo su specifica richiesta formale dell’INAIL.

In caso l’infortunio inizialmente prognosticato guaribile in meno di tre giorni si prolungasse oltre al terzo giorno, sono necessarie comunicazioni particolari?

– Entro due giorni dalla ricezione del certificato medico che attesti il prolungamento dell’infortunio oltre il terzo giorno, il datore di lavoro deve effettuare la denuncia/comunicazione di infortunio con le modalità sopra indicate.

Oltre alla denuncia/comunicazione di infortunio all’INAIL il datore di lavoro deve effettuare altre comunicazioni?

No – L’obbligo di comunicazione all’autorità locale di pubblica sicurezza da parte del datore di lavoro per infortuni mortali o con prognosi superiore a 30 giorni (art. 24 del D.P.R. 1124/1965) si considera automaticamente assolto con la denuncia/comunicazione di infortunio all’INAIL (D.Lgs. 151/2015).

Sussiste ancora l’obbligo della tenuta del registro infortuni?

No – L’obbligo per il datore di lavoro della conservazione del registro infortuni era stato istituito con D.P.R. n. 403 del 24.04.1955. Il decreto legislativo 151/2015 ha successivamente previsto l’abolizione del registro stesso, a partire dal 23 dicembre 2015 scorso.

Sul registro infortuni era necessario registrare sia gli eventi con prognosi superiore ai tre giorni (da denunciare anche all’INAIL) sia gli eventi con prognosi superiore ad un giorno ma inferiori a tre. Con l’abolizione del registro, non resta nessuno strumento ufficiale per la registrazione degli infortuni di durata compresa tra uno e tre giorni. Tale lacuna dovrebbe essere sanata con l’istituzione del SINP (Sistema Informativo Nazionale Prevenzione), ad oggi non ancora in funzione.

Fino ad allora si consiglia di continuare a compilare il registro infortuni, o uno strumento analogo, almeno per gli infortuni di durata compresa tra uno e tre giorni.

Cosa mi consigliate per approfondire?

  • Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 30/06/1965 – Testo unico delle disposizione per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali
  • Decreto Legislativo n. 81 del 09/04/2008 – Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro
  • Circolare INAIL n. 34 del 27/06/2013 – Utilizzo esclusivo dei servizi telematici dell’INAIL per le comunicazioni con le imprese
  • Decreto Legislativo (artt. 20 e 21) n. 151 del 14/09/2015 – Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico dei cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità

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